Il terribile sisma che ha colpito la regione del Beichuan in Cina e il ciclone che ha devastato il Myanmar, fanno capire quanto siano vulnerabili i Paesi di fronte alle catastrofi naturali. Se poi si tratta di dittature, il senso di impotenza che pervade gli animi delle persone colpite dalla calamità è forse maggiore.
Sia per la Cina che per il Myanmar si è messa in moto la macchina degli aiuti umanitari. Il mondo, giustamente, sta offrendo il suo aiuto e sta portando la propria solidarietà alle popolazioni di quei Paesi. Ma al di là di questa immane disgrazia, può il mondo civile e democratico fare veramente qualcosa per i cinesi e i birnami? Può il mondo fare qualcosa per liberare quei popoli dalle dittature militari e mercatistiche che li opprimono? Probabilmente si. Ma il senso e la voglia di giustizia si scontrano con la potenza economico-finanziaria di un Paese da cui dipendono la prosperità e il benessere di molte aziende occidentali (multinazionali e non).
Può il mondo occidentale lanciare un segnale forte di rottura con il passato che faccia capire non solo alla Cina, ma a tutte le dittature del mondo, che esse non sono più tollerate neanche in nome del dio Denaro? La risposta è SI. Ma come? Boicottando le Olimpiadi ad esempio?
Se uno Stato non invia i propri atleti alle Olimpiadi, lancia si un segnale forte, ma non tanto efficace. Se questa decisione fosse suffragata da un Referendum, ad esempio, il messaggio sarebbe molto più forte, ma non abbastanza.
Se invece il singolo cittadino decidesse di boicottare le Olimpiadi ad esempio non guardandole alla TV, allora si che si lancerebbe un messaggio fortissimo. Un messaggio contro le Dittature, contro la violazione dei diritti umani, e contro la corruzione e la mercificazione dello sport.
Melanio
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